Abbazia di Spineto
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    Il recupero  
 
“la Memoria altro non è se non il presente del passato“
(Sant'Agostino)

“Compito fondamentale del Restauratore Architettonico è quello di conservare, far durare il bene architettonico, mantenerlo in efficienza e che continui ad essere Architettura e Ambiente...”
la nuova utilizzazione di un edificio restaurato, dovrà trovare il suo aspetto configurativo attraverso segni facilmente distinguibili propri dell’Architettura del nostro tempo, senza distruggere o liberare, completare o sostituire alcun segno pervenutoci da quella precedente“

Salvatore Boscarino
 
 
Abbazia di Spineto
Abbazia di Spineto
 
Il significativo restauro architettonico dell’Abbazia di Spineto si deve agli attuali proprietari. Il progetto avviato all’inizio del 1990 si proponeva di restituire dignità ad un contesto che in quel momento si presentava desolante agli occhi del visitatore . Infatti gli antichissimi edifici dell’Abbazia di Spineto apparivano alterati nei loro valori originari, spenti nella trascuratezza e nell’abbandono,e al tempo stesso contaminati da alcuni arbitrari interventi di pseudo–restauro degli anni ’50, rivelatisi più dannosi della rovina del tempo.

Il complesso si prestava ad essere oggetto di un intervento di conservazione e riqualificazione funzionale che fu affrontato con l’intenzione di recuperare le antiche strutture architettoniche superstiti e inserirvi nuove funzioni per realizzare un “ luogo ideale per incontrarsi,conoscere, studiare , lavorare” ; una nuova destinazione d’uso perfettamente coerente con le funzioni originarie dell’Abbazia, da sempre dedita ad attività di studio e di lavoro agricolo .

La progettazione e la direzione dei lavori furono affidate allo studio dell’architetto Federico Franci di Firenze e allo studio dell’architetto Antonio Zambusi di Padova; il progetto, approvato dalla Soprintendenza ai beni Ambientali e Architettonici di Siena , aderendo ai principi, metodi e prassi della conservazione dei beni architettonici , mentre inseriva nuove funzioni ,tendeva contestualmente a valorizzare tutte le peculiarità del complesso monumentale di Spineto.

La sua realizzazione che può essere considerata un vero e proprio laboratorio di ricerca applicata, ha risolto brillantemente gli innumerevoli problemi che si sono posti nell’intervento monumentale,mediante un’attenta direzione dei lavori .

Punto di partenza nell’affrontare il progetto restaurativo è stato il tema del confronto tra conservazione e nuove esigenze funzionali, normative etc… Nodo centrale è stata la modificazione dell’esistente come cultura del divenire , della trasformazione, della progettualità attenta . Le normative vigenti di ordine tecnico infatti, relative alla sicurezza ed all’agibilità degli edifici , con particolare riferimento all’abbattimento delle barriere architettoniche , all’inserimento di innovazioni tecnologiche, ai mutamenti d’uso etc. implicano, ogni qualvolta s’intervenga , la necessità di apportare trasformazioni e rifacimenti anche ai manufatti medesimi ; quando poi si tratta di intervenire su fabbricati di interesse storico - architettonico, l’inserimento di elementi tecnologici per l’adeguamento alle vigenti normative si rende particolarmente complesso, fino a dover valutare la compatibilità con l’intervento stesso.

Un’attività pluridisciplinare ha consentito quel coordinamento culturale e scientifico delle competenze degli architetti, oggi più che mai necessario nel progetto di restauro, elaborando i vari elementi della conoscenza del testo monumentale, come indagine finalizzata alla modificazione, l’analisi storica, il rilievo e la diagnostica finalizzata , la valutazione delle nuove funzioni , quindi gli aspetti distributivi, flussi di persone e cose, verifica delle esigenze spaziali, di confort, di nuova impiantistica , il progetto di riuso e la valutazione del grado di integrazione tecnologica; i criteri operativi, cioè la riqualificazione tecnologica dell’edificato a fronte dei principi della conservazione e dei criteri di compatibilità fisico-chimica, di reversibilità, di distinguibilità, di attualità espressiva .

Nell’ambito del cantiere è stata posta puntuale attenzione riguardo alle peculiarità statico- strutturali del costruito e riguardo al rispetto filologico per il “ telaio di fabbrica “originario..

L’architetto Zambusi descrive così l’esordio dell’operazione di restauro: “Il primo intervento fu allora quello di fare pulizia, tanta pulizia , togliendo le nuove casuali pareti e ripristinando, per quanto possibile, o almeno in pianta, gli antichi spazi racchiusi dalle mura originali…. Si è trattato di un intervento per implosione, cioè per esplosione e riqualificazione degli spazi interni, lasciando presso che inalterati i volumi esterni”. In accordo anche con le indicazioni della committenza una scelta accurata è stata poi effettuata per le opere di finitura del testo architettonico impiegando “materiali poveri” nel rispetto della originaria semplicità .

Gli intonaci che erano in parte caduti, sono stati composti con” terre scelte” nelle tipiche colorazioni del Senese , che hanno prodotto calde tonalità di giallo, ocra e rosate nella tinteggiatura dei fabbricati. Con i diversi colori delle tinteggiature, come sottolinea l’arch. Zambusi “si sono caratterizzati e differenziati i diversi volumi di fabbrica , che nel loro casuale accostarsi nel tempo hanno restituito un’immagine dell’abbazia molto simile a quella di un antico borgo attorno alla Chiesa e al cortile interno“.

I pavimenti, ove non è stato possibile recuperare il cotto originario, sono stati realizzati in alcune zone con malta cementizia composta con terre scelte, nella colorazione simile alla terracotta , lisciate a macchina con grado di finitura a cera, in altre zone è stato utilizzato un legno industriale e nelle restanti zone è stata utilizzata la pietra serena in grandi lastre quadrate, levigate e trattate in opera . Dove era necessario creare nuove divisioni degli spazi, soprattutto per dotare l’edificio di nuovi servizi, le nuove pareti sono state realizzate in vetro-cemento con il duplice scopo di renderle ben individuabili e al tempo stesso consentire maggior luminosità negli ambienti contigui ;si presentano” come setti funzionali indipendenti dalle spazialità preesistenti e inoltre chiaramente reversibili”.

“Risulta allora essenziale perseguire la verità e fuggire l’inganno, evidenziando nel documento storico le nuove presenze risultate necessarie per renderlo funzionale e fruibile: queste presenze devono rispecchiare forme, materiali e tecnologie del nostro tempo . Deve essere insomma immediata ed evidente per chiunque , la lettura di quanto c’era prima e di quanto non c’era , e l’insieme del nuovo e del preesistente dovrebbe apparire in quel contrasto armonico che da sempre è condizione necessaria per garantirci stimolante tensione emotiva e indubbia suggestione”. (A. Zambusi )

Riguardo alla distribuzione interna delle funzioni abitative , l’intervento ha tendenzialmente conservato quelle da secoli esistenti, adeguandole alle necessità della vita odierna; sono stati recuperati gli antichi percorsi interni , ottenendo nuovamente la quasi totale percorribilità dell’impianto quadrilatero delle fabbriche . Il cortile centrale, quasi un’ulteriore stanza dell’abbazia , comunque spazio abitabile nel cuore della struttura, “ è stato ricomposto con una pavimentazione in cotto e travertino , con un disegno la cui geometria regolare sottolinea volutamente le leggere asimmetrie delle pareti affacciate sul cortile stesso; la presenza del verde inoltre non ha seguito un disegno preciso, ma è stata studiata per sembrare quasi esplodere casualmente dalla pavimentazione “– messaggio di vita-“con un evidente significato simbolico”. ( A. Zambusi)

Gli arredi scelti con soluzioni adeguate nell’accostamento di antico e moderno hanno un taglio decisamente eclettico che produce un risultato piacevolmente armonico .La flessibilità degli arredi e dell’organizzazione degli spazi consente l’utilizzo di numerose aree per funzioni congressuali e conviviali, Una grande sala per conferenze è stata realizzata grazie al recupero di un edificio rurale a pochi metri dall’edificio abbaziale.

Nell’ambito della rivitalizzazione della Tenuta e del suo patrimonio architettonico, sono state oggetto di intervento restaurativo quasi contemporaneo a quello del complesso abbaziale, anche tutte le strutture che ospitano l’allevamento di equini e sono situate circa a metà del lungo viale di accesso alla tenuta; successivamente il recupero è stato esteso anche a dodici edifici rurali, siti sulle antiche unità poderali, che in abbandono da tempo , versavano in grave stato di degrado strutturale e materico .

Gli interventi sugli edifici rurali hanno consentito di organizzare un’ospitalità “diffusa“, articolata tra l’Abbazia e le case della Tenuta .

Oggi Spineto, nelle strutture architettoniche ritrovate, nel paesaggio reso di nuovo luminoso e visibile dalle rinnovate colture e dai tipici edifici rurali recuperati, può continuare il dialogo iniziato dieci secoli fa , nel suo contesto paesistico, con la sua gente , come “nucleo”o meglio, sistema efficiente di attività diversificate , avvolto dalle suggestioni della terra toscana davanti allo scenario della Val d’Orcia , oggi così al centro delle attenzioni per l’ambiente.

Bibliografia:
“L’abbazia di Spineto- storia architettura, restauro, la vita mille anni dopo” di Patrizia Balenci e Federico Franci
 
 
 
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